Login

Inserisci

Ultime News:

26 September 2018
Testamento olografo: sempre più diffuso in Italia

Sono sempre più numerose le persone che in Italia scelgono di affidare le “ultime memorie” a un foglio di carta su cui scriverle di pro...»

12 July 2018
La locazione immobiliare è valida anche senza certificato di agibilità

La locazione immobiliare è valida anche senza certificato di agibilità 02/05/2017 17197 Cassazione: l'assenza del certificato di agibi...»

11 July 2018
5/7/2018 – Restituzione della casa data in comodato al figlio: Cassazione

Restituzione della casa data in comodato al figlio: Cassazione Con Ordinanza 3 luglio 2018, n. 17332, della VI sezione civile, la Cassazion...»

Il sequestro dell'immobile "assegnato" al coniuge-intestazione da provare

05 May 2016

La sentenza 10194/2015 della Cassazione afferma che l'intestazione di un immobile ad un parente (anche stretto) dell'indagato non significa che rientri nella sua disponibilità; di conseguenza, il pubblico ministero deve verificare la mera intestazione formale per sequestrare il bene. Il Gip ha ordinato il sequestro preventivo di un immobile di proprietà del coniuge di un contribuente indagato. Il Tribunale del riesame a cui si è rivolto l'indagato ha confermato la misura cautelare, ritenendo che il fabbricato, nonostante fosse intestato ad un soggetto estraneo al reato, fosse ugualmente nella disponibilità dell'indagato per via del vincolo di parentela. L'indagato ha quindi presentato ricorso per Cassazione e la Suprema corte lo ha accolto. Innanzitutto, ha precisato che non occorre verificare la pertinenzialità del bene rispetto al reato ai fini del sequestro preventivo funzionale alla confisca. E', infatti, assoggettabile a confisca ciò che si trova nella disponibilità dell'indagato per un valore corrispondente al profitto del reato. Il sequestro preventivo può ricadere quindi sui beni comunque rientranti nella disponibilità dell'indagato. Tuttavia, proseguono i giudici di legittimità, è necessario chiarire bene il concetto di "disponibilità". La sentenza chiarisce che tale concetto deve essere ricondotto alla relazione "effettuale del condannato con il bene, caratterizzata dall'esercizio dei poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà". E' necessario che il pubblico ministero dimostri la disponibilità del bene da parte dell'imputato, fornendo la prova di un'intestazione formale ad un terzo. Nel caso preso in esame, il Tribunale si era limitato a sottolineare l'esistenza del rapporto di coniugio. Tuttavia, tale circostanza non presupponeva la disponibilità del predetto immobile: il Tribunale, in sostanza, avrebbe dovuto approfondire e verificare se da parte del contribuente indagato fossero realmente esercitabili i poteri di "dominus".