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Notifica PEC a destinatario non reperibile: legittima la disciplina della legge fallimentare

19 September 2017

Le procedure di notificazioni attivate nella fase pre-fallimentare pervengono all'attenzione della Suprema Corte che, con l’ordinanza n. 20616/2017, ne conferma la specialità rispetto a quella ordinaria prevista per il caso di irreperibilità del debitore nei luoghi ex lege deputati. Cassazione civile, sez. I, ordinanza 31 agosto 2017, n. 20616 L’oggetto del ricorso è la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Cagliari in data 12/1/2015 e comprende, tra i motivi esposti, la rilevata anomalia tra il sistema di notifica nei confronti del debitore così come regolata dall'art. 15 della L. fall. nella sua ultima stesura e quella ordinaria prescritta dagli artt. 140 e 145 c.p.c. La questione finisce per investire, sia pur occasionalmente ed in minima parte, la procedura di notificazione a mezzo P.E.C., assunta a sistema privilegiato primario dal legislatore del D.L. 179 del 2012 (L. conv. 221/2012); è per questo motivo che il presente commento viene inserito nella apposita sezione della rivista riservata alle nuove tecnologie. Il riferimento normativo è quindi il disposto del su citato art. 15 della c.d. “legge fallimentare” di cui pare indispensabile la pedissequa trascrizione: “Il ricorso e il decreto devono essere notificati, a cura della cancelleria, all'indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall'Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti. L'esito della comunicazione è trasmesso, con modalità automatica, all'indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente. Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma dell'articolo 107, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, presso la sede risultante dal registro delle imprese. Quando la notificazione non può essere compiuta con queste modalità, si esegue con il deposito dell'atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso. L'udienza è fissata non oltre quarantacinque giorni dal deposito del ricorso e tra la data della comunicazione o notificazione e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni”. Al principio generale, che impone alla cancelleria l'obbligo di notificazione all'indirizzo di P.E.C. risultante dal registro delle imprese ovvero all'altro riportato su INIPEC ed i cui esiti vengono rimessi (sempre via P.E.C.) al ricorrente, fa seguito la regolamentazione speciale prevista per i casi in cui l'adempimento non risulti possibile o non abbia avuto esito positivo. Tra le due ipotesi richiamate può ragionevolmente assegnarsi carattere residuale a quella che segue il tentativo a cura della cancelleria ( “Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile”), apparendo quantomeno improbabile la condizione di impossibilità assoluta che potrebbe precludere all'ufficio l'obbligo affidatogli dalla Legge. Più probabile invece la seconda eventualità (Quando la notificazione non può essere compiuta con queste modalità) che determina il “...deposito dell'atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e che si perfeziona nel momento del deposito stesso.”). I motivi del ricorso – come detto – investono solo gradatamente la modalità di notifica eseguita a mezzo Posta Elettronica Certificata che viene quindi ricompresa nella più generale eccezione di illegittimità costituzionale che il ricorrente ripropone alla Suprema Corte negli stessi termini già esposti nel giudizio d'appello, lamentando oggi la mancata pronuncia sul punto. La contestazione quindi afferiva allora ed afferisce oggi alla dedotta ingiustificata specificità della procedura di notificazione prevista dalla Legge fallimentare, rispetto a quella tradizionalmente predisposta dagli artt. 140 e 145 c.p.c. e viene immediatamente stigmatizzata dalla Corte di Cassazione che introduce la parte motiva dell'ordinanza con perentoria dichiarazione (“Non risponde al vero che la Corte d'Appello non abbia preso posizione sull'eccezione di incostituzionalità...”) convenendo con il Collegio isolano sulla sussistenza di motivi di ragionevolezza che sostengono e legittimano pienamente la diversa disciplina in materia. Differente – rileva infatti la Corte - il fine perseguito dalla disposizione di cui all'art. 145 c.p.c., ravvisabile nel perseguimento della garanzia della difesa alla persona giuridica a cui, nella procedura pre fallimentare si associano le tradizionali esigenze di celerità e speditezza che suggeriscono lo sgravio per il tribunale dell'onere di ulteriori formalità quando la situazione di irreperibilità sia da imputare all'imprenditore, rendendo opportuna e ragionevole la scelta del legislatore per il rapido deposito dell'atto presso la casa comunale. Inevitabile, per l'effetto, il richiamo alla rilevanza di quella parte delle disposizioni introdotte dal D.L. 179/2012 (conv. in Legge 221/2012) prevedenti l'obbligo per professionisti, nuove società, ditte individuali (compresi gli artigiani) e pubbliche amministrazioni, di adottare un account di P.E.C. e darne pubblicizzazione negli appositi registri. Imputet sibi conclude quindi laconicamente la Cassazione, evidenziando come debba imputarsi all'imprenditore l'effetto derivante dall'omessa adozione della PEC ed il perfezionamento della procedura conseguente all'inaccessibilità alla sede sociale che l'Ufficiale giudiziario incaricato dovesse rilevare, in tal senso riproponendosi pressoché letteralmente l'indirizzo sul punto già manifestato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 146 del 18 maggio - 16 giugno 2016 decisoria di una identica questione sollevata davanti alla Corte d'Appello di Catanzaro La tardiva pubblicazione della sentenza commentata (recante la data del 12/4/2017 ma depositata il successivo 31/8/2017) rende impossibile all'estensore la conoscenza di identica pronuncia intervenuta pochi giorni dopo e con cui altra sezione della stessa Corte (Cass. Civ., sent. 21/4/2017 n. 10132) cristallizza definitivamente l'orientamento sul tema, aderendo inevitabilmente alla citata decisione della Consulta e rafforzando l'ancor più rigoroso orientamento che la stessa sezione aveva in precedenza adottato estendendo la validità della notifica a mezzo P.E.C. anche all'ipotesi in cui la società è cancellata dal registro imprese (Cass. civ., sent. 13-09-2016 n. 17946). L'ordinanza in commento deve essere recepita favorevolmente in quanto idonea a rafforzare ulteriormente l'opportunità di adeguamento effettivo all'obbligo di adozione della P.E.C., ancor oggi foriero di non poche difficoltà applicative nell'ambito imprenditoriale, dimostratosi disinteressato all'aggiornamento telematico fino al punto da sollecitare l'assunzione di specifica direttiva ministeriale (MISE e MINGIUS - Direttiva n. 2608 del 13/07/2015) preordinata, per l'appunto, ad assicurare l'originario adeguamento ed il mantenimento dell'attività della casella postale attraverso un sistema di preventiva diffida e successivo intervento sanzionatorio nei confronti dell'impresa non in regola.