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Truffa, indagati avvocato e sua madre: il civilista sospeso dall'Ordine per un anno

04 July 2018

Un indennizzo di poco meno di 16mila euro per un incidente stradale è oggetto dell’inchiesta in cui sono indagati un avvocato civilista del foro di Brindisi e sua madre: la Procura ha chiuso l’inchiesta contestando, in concorso, le ipotesi di truffa e falsità materiale commessa da un privato, dopo le denunce sporte da un notaio della città e da un cliente del legale. Quest’ultimo, nel frattempo, è stato sospeso dall’Ordine per un anno. La misura interdittiva RICCARDO MELE-Sia il civilista che il genitore rischiano di finire sotto processo nel caso in cui il pubblico ministero, Pierpaolo Montinaro, dovesse esercitare l’azione penale con richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale. La notifica degli avvisi di fine inchiesta solitamente prelude al passaggio dinanzi al gup per ottenere il processo. Il professionista, intanto, ha impugnato il provvedimento del giudice per le indagini preliminari Tea Verderosa con il quale lo scorso 27 giugno è stato ordinato il divieto di esercitare la professione di avvocato per la durata di 12 mesi. Il ricorso contro la misura interdittiva pende dinanzi al Tribunale del Riesame di Lecce, al quale si è rivolto l’avvocato penalista Riccardo Mele (nella foto accanto) per chiedere l’annullamento. Le ipotesi di reato Secondo l’accusa, il civilista e la madre avrebbero poste in essere artifici e raggiri consistiti nel formare una falsa procura speciale per incasso somme che in apparenza sarebbe stata rogata da un notaio il quale ha disconosciuto l’atto. La procura, stando a quanto contestato dal pm, sarebbe stata conferita dal papà di un ragazzino rimasto coinvolto in un incidente stradale avvenuto a Brindisi, in favore della mamma dell’avvocato che seguiva la richiesta di risarcimento dei danni. L’incasso riguardava la somma di 15.904,18 euro e spettava al papà del minorenne stando a quanto appurato dalla compagnia di assicurazione Unipol Sai spa. La società sarebbe stata indotta in errore, una volta ricevuta la procura speciale. Nei confronti dell’avvocato, inoltre, il pm contesta anche l’aver attestato falsamente l’autenticità della sottoscrizione del padre del minore, suo cliente, apposta in calce al mandato difensivo a proporre ricorso al giudice tutelare di Brindisi. L’atto venne presentato il 28 luglio 2017. La denuncia L’inchiesta è scaturita dalla denuncia sporta dal cliente dell’avvocato a cui si è aggiunta quella notaio nel momento in cui è venuto a conoscenza del rogito. Il cliente ha riferito che il legale avrebbe incassato le riconosciute da una compagnia di assicurazione, a conclusione del giudizio incardinato dinanzi al giudice di pace di Brindisi, dopo un incidente stradale in cui rimase coinvolto il figlio non ancora maggiorenne, nel 2015. Per ottenere il risarcimento dei danni al minore, il padre si sarebbe rivolto al civilista. A conclusione del giudizio, dopo lo svolgimento della perizia medico-legale, l’avvocato - stando alla denuncia – non avrebbe riversato la somma. Neppure dopo l’autorizzazione del giudice tutelare, trattandosi di minore. A quel punto, il brindisino ha deciso di rivolgersi a un altro avvocato per cercare di capire cosa fosse successo: ha dato incarico alla penalista Daniela d’Amuri che, per conto del cliente, ha sporto denuncia depositata in Procura il 22 dicembre 2017. Il notaio Dal fascicolo relativo allo stesso incidente stradale del minore, sarebbe venuto a galla dell’altro, oggetto del secondo esposto in Procura, presentato da un notaio di Brindisi. Quest’ultimo avrebbe scoperto che il civilista avrebbe utilizzato carta intestata del suo studio per chiedere alla compagnia di assicurazione di liquidare la somma riconosciuta a titolo di indennizzo in favore di una donna: nell’atto sarebbe stata indicata come la madre del minore, in realtà quella donna altri non sarebbe se non la madre dello stesso avvocato civilista. Il notaio avrebbe precisato di non aver mai autorizzato quell’atto. Il civilista ha venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e depositare atti relativi a investigazioni difensive. Nello stesso termine potrà chiedere al pm di svolgere ulteriori accertamenti oppure di essere interrogato o di rilasciare dichiarazioni.