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Assegno divorzile: nelle pronunce di merito il criterio dell'adeguatezza

31 October 2018

Le decisioni di merito prese in esame (Tribunale Trieste, n. 525 del 21 agosto 2018; Tribunale Verona, n. 1764 del 20 luglio 2018; Tribunale Nuoro, n. 424 del 23 agosto 2018; Tribunale Roma, n. 16394 del 8 agosto 2018) rappresentano le prime applicazioni dei criteri attributivi dell’assegno divorzile introdotti dalla pronuncia a Sezioni Unite della Suprema Corte n. 18287/2018. Esse pervengono a conclusioni diverse a seconda della fattispecie che sono chiamate a decidere pur richiamando quale elemento dirimente, l’accertamento del nesso causale fra l’eventuale disparità economico – patrimoniale tra i coniugi e le determinazioni o scelte condivise attributive dei ruoli endofamiliari assunti nell’ambito del matrimonio. Come afferma la Corte di Cassazione a sezioni Unite, infatti, il parametro dell’adeguatezza contiene in sé una funzione equlibratrice e non solo assistenziale – alimentare, occorrendo, quindi, verificare quanto le scelte fatte in ambito familiare abbiano inciso sulla costruzione del percorso personale sul piano lavorativo – professionale. L’orientamento giurisprudenziale celebrativo del principio dell’autosufficienza ha ceduto il passo alla sentenza della Suprema Corte a sezioni Unite n. 18287/2018 che introduce principi attributivi e determinativi dell’assegno ben diversi e molto più equilibrati. In particolare, è evidente nella suddetta decisione l’abbandono deciso, sia del criterio cosiddetto del “tenore di vita”, sia del criterio alternativo cosiddetto dell’autosufficienza economica dei coniugi, per privilegiare i criteri enumerati dalla norma - e solo essi – quali elementi dirimenti sia per il riconoscimento del diritto che per la sua determinazione nel quantum. Il richiamo ai valori che costituiscono l’essenza stessa dell’istituto matrimoniale, e della sua disciplina positiva, armonicamente coniugati ai valori costituzionali dell’uguaglianza, della pari dignità e dell’autonomia dei coniugi, ha condotto il Supremo Collegio ad elaborare, in chiave perequativa-compensativa, la solidarietà economica che prende titolo dalla sentenza di status divorzile. L’assegno divorzile assume quindi una funzione finalizzata a riequilibrare i rapporti economico – patrimoniali dei coniugi e quindi ove vi sia uno squilibrio tra le condizioni economiche delle parti, occorrerà accertare se tale squilibrio sia da “ricondurre eziologicamente alle determinazioni comuni ed ai ruoli endofamiliari, in relazione alla durata del matrimonio e all’età del richiedente. La valutazione “della non adeguatezza dei mezzi e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive” del coniuge richiedente si articola, dunque, in un giudizio fattuale sulle dinamiche familiari della fattispecie concreta in termini di contributo, di impegno e di sacrificio di aspettative o aspirazioni del richiedente, da coniugare con la durata del matrimonio, che diviene un elemento determinante, oltre agli altri parametri segnalati dalla norma. Il passaggio del collegamento causale, ovverosia della condicio sine qua non, tra l’eventuale divario patrimoniale e la fisiologia matrimoniale, conferisce alla valutazione della “non adeguatezza” un valore autentico, calato nella realtà delle specifiche dinamiche familiari responsabili dell’ingiusto squilibrio patrimoniale, che tuttavia, deve essere provato, ciò che costituisce onere della parte richiedente. Il divario patrimoniale fra i coniugi apre la strada alla ricerca della causa della non adeguatezza dei mezzi, anche se limitata alle dinamiche endofamiliari ed in particolare ai meccanismi che hanno determinato i ruoli della coppia matrimoniale, ove rileva l’impatto che lo svolgimento di detti ruoli ha avuto sul piano personale e professionale dei coniugi. Il risultato economico del descritto accertamento ha una natura che va oltre alla mera assistenza, essendo decisamente finalizzato a realizzare quella funzione compensativa – equilibratrice che era stata drasticamente negata dall’applicazione del principio dell’autosufficienza.